Contesto

La diocesi di Tempio-Ampurias, suffraganea dell’arcidiocesi di Sassari, è retta dal 2006 da S.E. Mons. Sebastiano Sanguinetti ed ha una superficie di circa 2.695 chilometri quadrati. Il territorio diocesano coincide grosso modo con le regioni storico-geografiche della Gallura, in provincia di Olbia-Tempio, e dell’Anglona, in provincia di Sassari. La sede vescovile è nella città di Tempio Pausania. Castelsardo, invece, è sede della cattedrale dell’estinta diocesi di Ampurias, mentre ad Olbia la basilica romanica di San Simplicio, dell’inizio del XII secolo, era la cattedrale di Civita. I quattro vicariati sono costituiti: dall’Anglona e Bassa Valle del Coghinas; da Tempio e Alta Gallura; da Arzachena e arcipelago della Maddalena e, infine, da Olbia. Nella provincia di Sassari si trovano 12 comuni in cui insiste la diocesi: Bulzi, Castelsardo, Erula, Laerru, Nulvi, Martis, Perfugas, Santa Maria Coghinas, Sedini, Tergu, Viddalba e Valledoria. Le due regioni storico-geografiche della Gallura e dell’Anglona, pur contigue,  hanno storia, cultura, lingua, usanze, elementi e situazioni socio-economiche differenti.

L’Anglona appartiene quasi interamente alla provincia di Sassari ed è caratterizzata da una cultura rurale di tipo agricolo, soprattutto nella bassa e fertile valle del Coghinas, dove pregiate coltivazioni orticole costituiscono ancora oggi una buona fonte di reddito. L’economia è più marcatamente agro-pastorale nel territorio interno, in cui sono presenti anche interessanti attività aziendali e, seppure di piccole dimensioni, iniziative di trasformazione dei prodotti. Lo sviluppo dell’industria del turismo, in questi ultimi decenni, ha interessato particolarmente i centri di Valledoria e Castelsardo ed in modo significativo anche gli altri agglomerati della costa.

La Gallura si caratterizza per l’unicità della propria cultura ed organizzazione rurale, sintetizzata nella “vita degli stazzi”. Queste aziende agricole autarchiche consolidavano un modello di organizzazione produttiva e di rapporto con la terra che comportava la residenza nelle campagne del piccolo proprietario conduttore o dell’allevatore, più che del pastore, ed ha determinato e successivamente radicato un insediamento territorialmente diffuso della popolazione. L’economia agricola, basata soprattutto sull’allevamento bovino, integrata dalle  presenze dei caprini e dai capi ovini  e suini, dalla gestione di orti familiari, piccoli vigneti e boschi di sughero, si è evoluta negli ultimi decenni verso più moderne forme di allevamento, ma anche di produzione e di trasformazione dei prodotti. Solo in questi ultimi anni alcuni importanti elementi di trasformazione del settore agricolo hanno mostrato una certa capacità ad arginare l’impoverimento che, dal dopo guerra fino alla fine degli anni ’80 del Novecento, ha caratterizzato il settore sia con l’espulsione di occupazione sia con la riduzione delle aziende operative e la conseguente diminuzione del reddito prodotto, decretandone un ruolo economico sempre più marginale nel sistema produttivo. D’altro canto, il conseguente orientamento delle produzioni verso l’agro-industria ha stimolato la crescita di apprezzate cantine vinicole, i cui vini pregiati hanno conquistato quote sempre crescenti dei mercati nazionali ed internazionali. Le cantine di Monti, Berchidda e Tempio, con i loro vini doc e docg e la molteplicità di cantine di singoli privati produttori, tutte di alta qualità, indicano quanto in Gallura sia  ancora “forte” il rapporto con la terra e quanto, per altro verso, essa venga considerata utile per porre in essere investimenti significativi e redditizi. Lo sviluppo del comparto turistico, oltre che da stimolo per l’offerta di produzioni locali, ha determinato nelle campagne la nascita di nuova  attività ricettiva, particolarmente di tipo extra-alberghiero.